PENSIERI CALVI
martedì 13 maggio 2008
Sono venuto nella tua città un giorno, era caldo e scuro
Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro
Avevo tempo da perdere, da guadagnare niente
Non c'eri tu nell'aria, sensibilmente
C'erano macchine ferme sulla tangenziale,
e occhi al finestrino che respiravano male
Avessi almeno potuto scendere e fermarmi a mangiare
Ma i ristoranti erano tutti pieni e non avevo fame
E sono entrato in un portone e dentro un grande ascensore
E mi hanno fatto domande sulla mia vita interiore
Ed in qualcuna delle mie risposte c'era il tuo nome
Mentre la tua città prendeva fuoco sotto al sole
Così mi son sentito piccolo come un chicco di grano
Quando ho guardato la tua foto sul muro ed ero già lontano
Tu sorridevi a qualcuno, qualche anno prima
Ed io ho pensato, sarà meglio lasciare questa città
prima che sia mattina
Ed ho imparato che l'amore insegna ma non si fa imparare
E ho giocato a nascondermi e a farmi trovare
Ed ho provato a smettere di bere e a ricominciare
E sono stato bene, e sono stato male
Francesco De Gregori
venerdì 2 maggio 2008

come piccole anime trapassano la mente
e ben oltre l'acciaio volano
dove nella culla ideale
all'istante posano
Comunque vada darò un sorriso al niente
o ruberò al vento un'acqua di silenzio
amerò le mani tese sui capelli i pugni in testa
il buio ingiusto della mia malinconia
Malgrado tanto io sciolgo ancora idee
come lacci di scarpe inutile follia
non aver badato al mio starnuto al chiasso
dei suoi panni stesi e l'alba rigida nei corridoi
Futilità sospesa scontami il perdono
ho una dignità di schiuma pronta a soffocare
è solo un mio trambusto personale
una pausa insolita ed incerta come l'idiozia
Scappa via scappa via cosa mai sarà
scappa via scappa via non tornerà
Ma resto chiuso e un'amica si frantuma
in un istante un grido svaniscono parole quasi mute
immagini sfinite e il sogno delle sue bugie
marcite intorno alla mia stanza
Curiosità lontana torna fra i pensieri
come giovani farfalle provano le ali
sconnetto me da tutto e tutti si sconnettono
e mi merito un applauso dipinto d'incoscienza
Scappa via scappa via cosa mai sarà
scappa via scappa via non tornerà
Max Gazzè
Assaporando le mie lacrime scorgo il loro sapore scivolare piano verso il pavimento di una casa che non è piu mia.
Le guardo precipitare alle spalle di un tramonto che m'apparteneva insieme ai sorrisi piu veri che in un passato di stelle mi circondavano.
Non sono mai stato cosi solo e nelle vesti di uno spettatore passivo assisto a queste lacrime lottare fragili contro la piu totale regressione.
Come in un teatro in fiamme lo spettacolo del cielo è pioggia battente che franando sulla terra si unisce alla mia recita già inumidita di finzione che assumendo i contorni di una farsa, comincia a prendere forma e colore in un futuro mascherato di cera durissima.
La certezza è che mi esibirò ancora, fino alla fine del tempo concesso, cercando di far partorire risposte dal grembo di questo fottuto punto di domanda.