PENSIERI CALVI
martedì 27 ottobre 2009

A te che ci sei sempre stato e che hai saputo dar voce ad ogni minima sfumatura della mia vita viaggiando dalla mente al cuore ancor prima che io nascessi. A te che come un padre attento hai catturato le mie mani, regalandomi la purezza dei colori di tutti quei sogni che spesso non riesco a trattenere.
venerdì 16 ottobre 2009
Forse la mia vita inizia a prendere una qualche sorta di direzione univoca
Non ero più abituato alle strade senza curve ed avevo dimenticato il profumo della quiete e dell'aria immobile
Le mie mani tremano di gioia
Non ricordavo più le iniziali del mio nome ed avevo rimosso l'immagine viva dei mie occhi
Mi godo questa cazzo di situazione al cento-per-cento
Senza chiedermi quanto durerà
Quando finirà
Se finirà.
lunedì 12 ottobre 2009

Percorro strade bagnate e la città è vuota
Il grigiosplendido dell'orizzonte è irraggiungibile
e i miei ricordi guardano l'erba del bordo spezzarsi sotto la pioggia
Nel mio continuo franare di mani non c'è più nessuno da stringere al petto
nemmeno l'idea dell'ombra di uno sguardo ritrovato
ma solo pozzanghere raggrinzite dal vento
solo lacrime urlate all'indifferenza del cielo
Le fotografie sono adesso foglie che non riesco a raggiungere
e questo freddo ha cancellato dall'asfalto i vostri sorrisi migliori
sbriciolando con forza tutti i frammenti delle parole dette
urlate e già dimenticate
Ho appena finito di calpestare un fiore
Ho appena finito di render fumo un altro respiro
Ho appena iniziato a rimodellare la mia pelle su basi che non esistono
domenica 11 ottobre 2009
Catrame. Nessun fantasma del cazzo riuscirà mai a spiegarmi questo gonfiore improvviso di vene. Mi dedicherò alla scoperta di questa terrificante valle desolata. Spenderò il resto dei miei fottuti giorni per capire, comprendere il perché della velenosità di alcune forme di insetti. Catrame. Un intreccio di mani bollenti, un serpente invisibile, un temporale senza nuvole, un giardino splendente dai contorni impalpabili. Eccomi solo guardarmi attorno. Vedo angeli inguardabili. Vedo statue plasmate in tristezza. Scorgo anfratti distrutti e profumosi di fango. Vedo inganni. Enormi inganni. Stupendi e mutevoli inganni. Voglio sprofondare per non vederti. Voglio staccarmi da terra per guardare i tuoi capelli dall'alto. Voglio contare gli enormi buchi della tua testa. Voglio stringerti per capire quanta forza esploderà dalle tue braccia. Non mi fido. Sono esplosi troppi fuochi d'artificio. Sono morte troppe allodole. Si sono spenti troppi fuochi nel bel mezzo del calore. L'ultimo sorso di mare. Soffocherò per non perderti. Mi rialzerò in quello strano giorno in cui la giostra dei cavalli terminali...prenderà fuoco per la settima volta.
venerdì 9 ottobre 2009
La discesa nel grembo è iniziata proprio in quel momento
ovvero nell'attimo in cui la mia ombra ha trovato in me un qualcosa di irrimediabilmente spezzato
Questo ricongiungimento ombelicale opportuno e necessario
saprà saldarmi all'interesse vomitato della mia sporca indifferenza
e mi solleverà tra lenzuola materne verso un utero atomico e sicuro
nido disinquinato in cui scorgere gli ultimi frutti pretti
di una vita contaminata dagli insetticidi organosociali.
Quando scorie infette soffocheranno i polmoni del futuro
oscurando anche le arterie prossime all'autenticità di un amore
io ringrazierò il coraggio di quel presente
di quegli attimi in cui decisi di lasciarmi rinascere affogando
nel torbido mare calmo del mio liquido amniotico.
(Tendopoli di Coppito)
Cosa ho lasciato a L'Aquila?
Un libretto universitario, un asciugamano, una manciata di passi sull'asfalto ed un cuore senza confini.
Un grazie piccolo come il mondo a tutti coloro che in questa settimana hanno dolcemente nutrito e accarezzato la mia vita.
Strozzato e senza parole posso solo dirvi che non vi dimenticherò...mai.
La linea della vita e gli altri solchi di dolore
proteggono senza forza
quelle parole marcate e instabili
già pronte a sbriciolarsi nella buona fede del tempo
Immobile in una stazione senza anima
assisto alla scomparsa ingiusta dell'ultima carrozza
mentre una tempesta di sabbia e oro
lentamente inizia a seppellire i nostri diamanti
fino a trasformare in cemento
i fiori che già da prima
inutilmente ci accarezzavano