PENSIERI CALVI
lunedì 21 novembre 2011
Passerà anche questa stazione senza far male
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore...
domenica 20 novembre 2011
Nave d'oro sulle mine del mare. Sole opaco nella trama funebre di un tappeto sporco.
Lascerò la fanghiglia del mio sangue a questi ultimi attimi di coscienza. Riporrò le cascate dei miei occhi nelle zampe di un lupo dal mantello nero. Brucerò ogni singolo coriandolo di foto che mi vide respirare. Strapperò per sempre l'anima dal mio cuore e trainerò queste gambe livide dove una nebbia saprà ingannarmi. Affogherò nel punto più profondo del mio oceano di smeraldi. Morirò nel respiro peggiore di tutte le parole che non ho mai saputo dire. Mi risveglierò nel grembo di una casa abbandonata. Mi circonderò di api festanti. Cavalcherò le paure dello stomaco e mi innamorerò di tutti i serpenti travestiti da angeli.
Tornando dal fondo di una bottiglia. Scriverò addio sulle palpebre di colui che fingerà di aver capito.
martedì 15 novembre 2011

lunedì 14 novembre 2011
Frane e rovine d'animo. Come quando crolla il suolo e ad aprirsi è una voragine senza spazio.
Nei crateri allestiti d'erba un surreale volo di farfalle. Come la tremenda pace dell'occhio di un ciclone. Come la danza di un pesce senza incubi nel mare in tempesta.
Frane e rovine d'animo. In un crescendo di acquari e pozzanghere. Nel vortice mortale di grotte e gabbie. Nel tatto truce di un corpo sfatto e in attesa.
Gli abissi d'inverno cullanno la vera essenza di una vita. E la sussurrano alle dolci note del vento. Che diventa calmo e muto. Un attimo prima della resa all'ultimo respiro.
giovedì 3 novembre 2011
Non ci sono. Così come non c'è la mia pelle.
Tra gli spazi lasciati da una nebbia scrosciante recupero un bouquet di lacrime e sguardi evitanti.
L'unico freddo che riesco a riciclare è sempre quello. Insito malato nelle passeggiate solitarie. Vomitato tra il pavimento e una panca. Calpestato tra chiodi arrugginiti e ghiaccio in anticipo.
Le porte e le scale che mi riportano tra le foglie di quei panni stesi si sciolgono tra la vuota pienezza del mio essere perso.
Stendiamo una nuvola penosa sulla testa degli Orsi affamati, sul loro tristissimo luccichio dentale e su quel torpore di labbra vomital-confetto.