PENSIERI CALVI
venerdì 29 agosto 2008

ed il mio corpo precipitare in un abisso improvviso
Ho visto la tua ombra chiamarmi a se
e la terra tremare sotto il peso del tuo nome
Ho visto i tuoi capelli chiedere perdono all'erba
e la tua pelle invocare pietà per l'onere di racchiuderti
Ti ho visto dietro una foglia
ricordando torri e fiumi immensi
laghi e spettri senza volto
lenzuola e acqua senza più spessore
Ocean Waves
Amici cari, ma soprattutto cari amici..
Anche questi ultimi raggi di sole stanno lentamente abbandonando le nostre corazze, preparandoci tutti alla nudità di un inverno ahinoi prossimo all'entrata in scena. Questa estate così lungamente corta mi ha lasciato in bocca un gusto agrodolce tendente al tannico, e non poche microfratture che ringraziando il cielo cominciano a trovare giusta sutura. I miei occhi purtroppo rimangono gonfi prossimi all'implosione, le mie mani continuano ad arrampicarsi sul corpo quasi a consolarlo dai fremiti ed il mio cuore infinitesimale regge il tutto come badante non in regola. I miei capelli sembrano antenne atte alla captazione del futuro, tralicci pericolosi alla ricerca di risposte, serpi indomabili cariche di veleno. Questa estate ha tentato di ricongiungermi con il mare, ha tentato disperatamente di riempirmi di dolci, ha provato a farmi conoscere sorrisi glauchi e sguardi d'oro, ma io come un pupazzo stronzo, l'ho sempre fatta tornare a casa, ogni notte, con le chiacchere tra le gambe. Quest'inverno dunque non mi spaventa perchè semplicemente non lo merito, o forse lui non merita me, o perchè probabilmente non sono adatto al freddo 2008/09. Credevo di aver letto molti libri e di aver mangiato fino alla nausea ogni singola lezione, ma ora vomito e dimentico, vomito e dimentico. Dovrò chiedere scusa a questa estate e a chi mi ha accolto ancora tra le attenzioni, sarà necessario scontare almeno sette mesi di prigionia sociale, per poi tornare ancora sotto il caldo nuovo, senza piu nulla da dire.
Anche questi ultimi raggi di sole stanno lentamente abbandonando le nostre corazze, preparandoci tutti alla nudità di un inverno ahinoi prossimo all'entrata in scena.
domenica 24 agosto 2008

Gente fatta a pezzi, distrutta e che cerca ogni giorno di sopravvivere.
Gente che naviga in cattive acque ed è costretta ad amare o forzata ad odiare.
Gente schiava che non vive e segue un fiume avvelenato, che si taglia il corpo con i diamanti, che si acceca con il riflesso dei metalli.
Gente condannata a vita inutile costruita sugli utili, a programmare uscite che si reggono sulle entrate, a girovagare come spettri alla ricerca di nuove falde d'oro.
Gente che piange ridendo o ride per non piangere, dalle case dai piatti rotti e dagli specchi in frantumi, dagli occhi senza sogni e dalle lacrime centellinate.
Gente obbligata a vendersi in angoli di dolore, a cercare appigli per non affondare, deprivata di una naturalezza che forse non ha mai conosciuto.
venerdì 22 agosto 2008
Quando stanno morendo, i cavalli respirano. che hai fotografato la mia chitarra che adesso è morta rotta. è sorridevi dappertutto coi tuoi capelli corti. pensavo fossi riservata e per lavarti le mani andavi su un'altra galassia. e le stelle cadono negli occhi con rumore di vetri e delle petroliere che sprofondano nel mare. di vestiti sepolti in appartamenti abbandonati da noi. al primo e penultimo anno di università. quando stanno morendo, le erbe si seccano. la notte era blu metallizzata e ci correvamo dietro facendo finta di non vederci. e sotterrando tra colpi di tosse e conversazioni la nostalgia. il nostro reparto di artiglieria. il nostro reparto di cardiologia. e i nostri ricordi si mettevano a dormire su tutti i centimetri liberi di pavimento della casa dei miei genitori. e tu che sei nei cieli. che sei lo spartitraffico dei desideri. e che sei stata a milano per un colloquioo lunghissimo e che ti ha fatto schifo e il duomo è ancora coperto dalle impalcature. e hai presente gli incubi che diventano così ingestibili che ti svegli ridendo, e sul muro del pianto ci siamo ancora piegati dal ridere sommesso. come a scuola dietro i capelli. è che guardiamo troppo pochi film. quando stanno morendo, i soli si spengono. e poi si riconoscevano nei film porno. e le macchine corrono, e i fiumi in piena di ghiaia e di lattine. e la città che sembra un congelatore e costruiamo delle discariche per quegli articoli e per le domande del cazzo, e al telefono non ti riconosco neanche. quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.
giovedì 21 agosto 2008

per evitare una prigione fatta di rocce e cemento
per cominciare a preparare strisce di zolfo da ardere
al fine di sciogliere la neve ancor prima del suo arrivo
Se una panchina volasse
ascolterei dall'alto il brusio delle piazze
intravedendo in dolcissima solitudine
l'intimo inizio di una primavera risanatrice
Se una panchina volasse
non ascolterei più parole d'argilla
e scorgerei il tepore autentico del sole
mentre tutto sotto diventa ilare tempesta
lunedì 18 agosto 2008

mercoledì 13 agosto 2008

domenica 10 agosto 2008
pronta ad illuminare strade spettrali
in un mare di ignoranza viscosa
per la maturazione di un organismo sano
venerdì 8 agosto 2008

Ciò che vorrei sono mani ferme e sicure a sostegno delle mie, sguardi lenitivi e anestetizzanti, gambe ben salde nella madre terra. Ciò che vorrei sono i tuoi capelli, come trama bollente nei mesi più freddi, i tuoi capelli, così brillanti da schiarire i miei, cosi abbondanti da farmi annegare. Ciò che vorrei è la calma di questo mare, un orizzonte curvo che mi ricordi della mia esistenza, un petto sul quale addormentarmi per difendermi da te, un volto sereno che mi riporti al sole, al di la della spessa coltre di nuvole d'autunno. Ciò che vorrei vive nelle tue lacrime, unico miraggio d'acqua nel deserto, solitaria ed inavvicinabile fonte di ristoro, fata illusoria di morte. Ciò che vorrei probabilmente non esiste, e forse risiede tra le braccia di quella fata che mi sorride, di notte ed ogni notte, a labbra stridule, a denti stretti.
martedì 5 agosto 2008
lunedì 4 agosto 2008
